A me le guardie! Di Angelo Ivan Leone

 


A me le guardie!


Ci sono piccoli particolari, nelle vicende umane, che a volte sfuggono ai più e che, invece, costituiscono, malgrado la loro clandestinità alla conoscenza di massa, davvero quei bagliori sacri che permettono di rischiarare a giorno l'intera vicenda di un popolo, di una nazione, svelandone quelle leggi immutabili e sacre che, per l'eterno Rousseau, costituivano il dogma su cui si poggiava ogni civile convivenza, ovverosia gli usi e i costumi. Un baluginio sacro di questo genere io l'ho colto pochissimi giorni fa, andando a rimestare proprio nel nostro passato recente di un secolo fa, quando gli italiani resistettero alla Strafexpedition del generale austriaco Conrad nel 1916, grazie ai granatieri sardi, aiutati in quest'opera eroica solo e soltanto dai militi calabresi che andarono in loro soccorso gridando "Viva la Calabria".

Su quel "Viva la Calabria" e sul perché venne pronunciato al posto del più comune e naturale "Viva l'Italia", ci sarebbero da scrivere enciclopedie che farebbero forse impallidire le più note dei francesi, ma che spiegherebbero, forse una buona volta, che cosa significa non essere meridionali, ma sentirsi meridionali.

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