PENSIERINO DI Renato Scalia


Catastrofe.
Ore 7.15, stazione Santa Maria Novella di Firenze, mentre aspetto il treno e assisto alla corsa frenetica dei pendolari, la mia attenzione viene attirata da un anziano. Avrà ottanta anni. Lo noto perché non sembra un viaggiatore. Non può essere un barbone, oramai, di vista, li conosco quasi tutti. Indossa un abito chiaro di cotone, una camicia a righe e scarpe marroni. E' fermo nei pressi dell'ingresso della sala biglietteria. Dal suo volto traspare un certo disagio. Le persone gli passano accanto velocemente, quasi lo sfiorano, senza neanche vederlo. Lui le vorrebbe fermare per dirgli qualcosa, ma non ne ha il coraggio. Mi avvicino e i nostri sguardi si incrociano. Giovanni, così si chiama l'anziano, fa un grosso respiro, e con evidente imbarazzo, mi chiede qualche spicciolo.
Ore 23.45, incrocio tra via Casilina e Viale Palmiro Togliatti a Roma. Il semaforo è rosso, c'è un po' di coda. Più avanti, in mezzo alle auto, c'è una signora anziana. Le luci dei fari colpiscono i suoi capelli bianchi e li rendono splendenti. Si notano bene anche da lontano. Regge una borsa di plastica nera con la mano destra e con la sinistra tiene in alto un pacco di fazzoletti di carta. Li mostra ai clienti automobilisti. Indossa un abito scuro e due orecchini che le scendono sino al collo. Il volto è scavato dagli anni e dalla sofferenza. Questa è la catastrofe che quotidianamente devono affrontare Anna e Giovanni, due pensionati costretti a racimolare qualche euro per vivere.

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